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domenica 1 maggio 2011

UNA TRANQUILLA DOMENICA DI RECESSIONE


A Roma in contemporanea si celebrano la dignità del lavoro e Wojtyla. Entrambi scomparsi anni fa.

La Lega: «Abbiamo un DNA diverso rispetto agli altri»: X non è il cromosoma, è la firma.

Il dirigibile Goodyear torna a volare nei cieli italiani. L'omino Michelin teme per l'etere, ma Radio Londra andrà in onda regolarmente.

venerdì 18 marzo 2011

PERCHE' IL FRUTTOLO CANTA LA MARSIGLIESE

Passata la sbornia delle celebrazioni dell'unità italiana, ecco un nuovo banco di prova per la coesione nazionale di fronte alla minaccia dell'invasore straniero. Non si tratta certo di un' invasione militare, bensì dell'ennesimo tentativo dei vicini transalpini di colonizzare la nostra economia: i francesi di Lactalis, già proprietari di notissimi marchi quali Galbani, Locatelli, Invernizzi e l'intramontabile Fruttolo (solo per citarne alcuni) ha messo gli occhi su Parmalat, e sta in questi giorni rastrellando azioni in vista dell'imminente rinnovo del CdA. Che uno dei nostri più importanti asset produttivi sia oggetto di mire espansionistiche è legittimo; a preoccupare sono piuttosto le alte probabilità di successo dell'operazione, dato che la voce "politiche industriali" è da sempre fuori dall'agenda del governo e che chi dovrebbe avere un moto d'orgoglio si limita a dichiarazioni di intenti del tipo "non bisogna essere solo preda dei capitali stranieri" (Emma Marcegaglia, dichiarazione di oggi), salvo poi perpetrare la strategia del braccino corto (per una versione meno prosaica e più competente si consiglia la lettura di questo). A suffragare tale scetticismo, le vicende economiche degli ultimi anni, in cui l'Italia si è rivelata, specie per i cugini d'oltralpe, un comodo e conveniente centro commerciale: il gruppo Louis Vuitton ha acquistato i marchi Fendi e Bulgari, Airfrance il 25% della nuova Alitalia, Crédit Agricole (oltre a detenere una partecipazione rilevante in Intesa San Paolo), opera in Italia attraverso due dei più importanti intermediari rispettivamente nel campo del risparmio gestito (Amundi Sgr) e credito al consumo (Agos), e, en passant, possiede anche Cariparma. Altri esempi? Edison - Edf e, sempre di questi giorni, le avances di Groupama - a capo degli stranieri di Mediobanca - alla famiglia Ligresti, per entrare pesantemente nel capitale di Fondiaria-Sai attraverso Premafin; avances respinte dai Ligresti con l'appoggio esterno dalla Consob, ma pare che lo stalking possa continuare. Nel frattempo si avverte sempre più l'esigenza di una politica industriale decente, capace di ridare dignità al lavoro ed una spinta propulsiva all'innovazione. Toc toc: c'è nessuno?

giovedì 17 marzo 2011

DONNE NEI CDA: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Mentre in Italia è ancora in discussione l'approvazione delle quote rosa da garantire nella composizione dei consigli di amministrazione delle società (quotate e a partecipazione pubblica), con il relativo thriller sulla data di entrata in vigore dell'obbligo, è utile, anche solo da uno spazio praticamente invisibile come questo blog, dare evidenza di una serie di approfondimenti compiuti da esperti di governo societario in tutto il mondo sul tema della "board diversity". Solo per limitare il campo alla letteratura degli ultimi anni, tra il 2002 ed il 2007 studiosi del Dipartimento di Finanza della Oklahoma State University hanno rilevato una siginificativa relazione positiva fra la "board diversity" (in questo caso non riferita soltanto ad una questione di genere, ma anche etnica) e performance aziendale: la presenza, nei cda, di donne e appartenenti alle minoranze etniche, risulta infatti avere dei risvolti positivi nella creazione di valore per gli azionisti, anche se le dinamiche attraverso cui si esplica l'impatto di questa diversità sui risultati economici delle società appaiono di difficile definizione. Nel frattempo, nel 2005, in Danimarca viene messa sotto la lente l'attività (periodo 1993 -2001) delle maggiori 2500 imprese: anche qui i risultati conseguiti dalle top manager appaiono positivi, anche se (esempio plastico di cosa voglia dire "scoprire l'acqua calda") "gli effetti positivi dipendono dalle loro competenze / grado di istruzione". Due studi del 2008, condotti rispettivamente dall'ECGI (su alcune imprese USA) ed in Canada, ci danno suggerimenti contrastanti: il primo, infatti, sostiene che la diversità di genere nei CdA abbia mediamente effetti negativi sulle performances aziendali, mentre da Montreal ci viene suggerito che il numero di donne presenti nella stanza dei bottoni è direttamente proporzionale alla capacità di generare valore. Del 2009 infine, due studi europei. Da un lato, gli esperti della Banca di Spagna, che si focalizzano sulla governance degli istituti di credito, mettono in evidenza come la presenza di donne nei consigli di amministrazione sia più alta laddove la banca opera in un mercato dinamico e competitivo (vi suggerisce nulla?), mentre gli studiosi di Rotterdam ci dicono che le donne nel CDA spesso sono una soluzione dettata dalla pressione sociale, nonché uno strumento in più di legittimazione della società agli occhi dei principali portatori di interessi. Aldilà delle pari opportunità, dunque, mi piacerebbe che si discutesse anche di questo. Se non ora, quando? Gli altri lo stanno già facendo. Da tempo.